Diario di bordo

Sono acqua, sono aria, sono terra e sono fuoco. Sono oceano tempestoso, su cui soffian tutti i venti. Sono pietra fredda, e lava; fiamma su ghiacciai ardenti.
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lunedì, aprile 26, 2004

Aprile.
Il freddo e l'uggia di questi giorni sembrano già oggi uno sbiadito ricordo d'incerta Primavera. Toquinho mi accompagna mentre attendo, ai tre semafori. Era una colonna sonora perfetta ieri, con pioggia fitta e ritmica a danzar sul parabrezza; samba jazz, chitarre acustiche, saudade. Stride con questo sole, col tepore, che però percepisco senza sentire davvero. Le mani un pò fredde, le scaldo afferrando il volante in più punti. Funziona. Mi chiedo che cosa dirò. Un giro di lancette sul quadrante contro un anno, pieno pieno. Che a me sembra soltanto un istante, per te forse è passata una vita; di questo non so. Non ancora. Ti ho dato il sistema di leggermi dentro, e senza poter fare a volte lo stesso anche io. Lo dovevo. Di più, lo speravo; pur senza contarci, finchè non ho udito di nuovo il tuo battito d'ali. Mi chiedo se basterà un 'Ciao'.

Basta, sì. Sempre bella, lo sguardo più chiaro del cielo.
E tutto è più facile, troppo più facile di quanto queste ore di attesa, così cariche, mi avessero indotto a figurarmi. E non che mi mancassero strumenti per saperlo; ma col sonno che difetta ormai da troppo, sai, mi muovo nell'onirico anche in veglia. Forse lo sai, forse te ne accorgi, forse te lo dico. Forse non ci sarebbe neanche bisogno di parlare, forse basterebbe guardarsi. Perchè non è stato un inganno. No. Perchè tu lo sai già come ancora conduco il mio viaggio; ed io lo so già quello che mi dirai, non pensare mi aspetti dell'altro. E' di me che confesso, ho paura.

Perchè lo so che il mondo si sposta, con o senza di me. Che il problema non è riducibile soltanto a capire se la mia esistenza sia più votata al fare, o al contemplare. Le due spinte sono entrambe violentissime, dilaniano il mio spirito, mi fiaccano e mi lasciano sempre allo stesso punto. Apparentemente. Sia forse l'ansia di fermare il tempo, sia l'abusata tensione a sognare l'esistenza come un nastro sul quale premere il tasto 'rewind' quando sbagli. Ma la vita non scorre purtroppo come un nastro al cromo sul mio registratore a quattro tracce, dove è possibile correggere ogni stecca tornando daccapo e ricominciando a suonare uno strumento alla volta. La vita è un microfono in presa diretta, sul mondo e sul cuore. E le stecche ti restano incise. Con la giusta indulgenza -e col tempo- si impara anche ad amarle.

Ma questo nuovo gioco di sguardi era necessario. Più per me che per te questa volta, mi piace immaginare che di questo ti rendessi conto. Mi piace immaginare che tu abbia percepito che ti stessi chiamando, che ne avessi bisogno. Ma parliamo pure di coincidenza, se preferisci, non importa. Mi importa invece che tu abbia sentito. Mi importa invece sapere che stai bene, ma bene davvero. E te lo dico andando al di là della mia troppo irrazionale, benchè umana reticenza ad immaginarti con un altro. Ma lo so, sai andare oltre. E sono sicuro che comprendi anche questo, come hai compreso tante cose, più di quante non avessi io il diritto di pretenderne. Nonostante tutto.

E per me è importante. Perchè questo tipo di distacco non mi ha consentito di evolvere nelle sensazioni. Perchè ho infilato solamente il cuore in freezer, perchè non potevo in fondo farmi una ragione del fatto che fosse andata così. Nonostante me. Perchè dopo aver metabolizzato questa ennesima tempesta di emozioni -poteva essere diversamente? Che cosa meravigliosa esistere- spero di recuperare un pò di serenità, della quale ho assoluto bisogno per capire senza ambiguità quello che porto davvero dentro. Perchè posso dare, lo so. Posso amare.

Dannato Toquinho, che errore lasciarti suonare quest'oggi.

"...perdere qualcosa,acquistarlo....forse entrambe le cose, in questo volerci che sembra un gioco di fragili equilibri,e non sai se al primo vento di Scirocco verranno spazzati via...non lo sai, e in fondo non importa. Vado, Il sole invade la mia stanza e mi chiama alla vita, e ancora una volta non so dire di no... ".

In questo stesso Sole di Primavera, non mi riesce di immaginarti altrimenti che così.
Sii felice, un abbraccio.





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lunedì, aprile 12, 2004

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domenica, aprile 04, 2004

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lunedì, marzo 29, 2004

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sabato, marzo 20, 2004

14.03.2004

La security guard che mi fà il terzo grado all'arrivo in aeroporto -vorrei proprio vedere se viene riservato lo stesso trattamento ai cittadini inglesi landing in Italy, nonostante l'emergenza terrorismo- mi avverte infine che la gente qui è decisamente “more friendly” che a Londra, luogo nel quale si è premurata di d'informarsi avessi già soggiornato in passato. Eppure aprono le valigie, sconquassano il già precario equilibrio delle cose che catapulto generalmente in ordine sparso prima di partire, aprono i giornali e frugano nelle tasche dei pantaloni. Il tratto marcatamente latino, vagamente mediorientaleggiante evidentemente crea un clima di fortissimo sospetto nei miei confronti; o più semplicemente, l'aeroporto delle East Midlands è talmente piccolo che a questi mezzi sassoni quasi non sembra vero di poter dare sfoggio di efficienza, applicando con grave scrupolosità tutte le procedure del caso. “Ti piacerà la città, vedrai; è piena di ottimi pub!”, mi dice nella fase di congedo il corpulento poliziotto, dopo essersi accertato delle ragioni che mi hanno spinto in queste lande, del fatto che non facessi uso e abuso di droghe, del mio mestiere e della ditta che mi avrebbe accolto in seno (“Ah, GE, Security... allora siamo colleghi, eh...”). Si, come no. Siamo tutti colleghi; simm'e'Napule, Paisà.

15.03.2004

Finalmente sono riuscito a sganciarmi. Ho simulato un rientro in camera; ci siamo dati appuntamento a domattina, ho sentito la porta chiudersi. Poi ho afferrato la valigetta e sono sceso di nuovo. Chiedo una birra (piccola, le voglio provare tutte) e sfodero il portatile nuovo fiammante. Del resto sono in Inghilterra, ed immergermi in un pub è quanto di più tipico io possa fare. Non fatico a trovare posto a sedere, la gente è tutta in piedi ammassata verso il bancone, nei pub non siede quasi nessuno; bisogna girare col boccale e socializzare. Al diavolo quell'ameba del collega che mi accompagna. Non c'è feeling, non c'è complicità. Sembrerebbe un tipo pittoresco in prima battuta, ma non ci vuole molto a capire che si tratta di un bicefalo buzzurro. Privo di qualunque spinta tragica, poetica. Del resto, Baudelaire invitava a diffidare di chi non beve vino né caffè; mi sembra un metro di paragone di indiscutibile attualità. Ad ogni richiesta di parere risponde in modo amorfo un “come vuoi”, e non gli posso neanche confessare (ma si capisce, nonostante la buona volontà e la coscienza del valore della tolleranza) che se avessi davvero potuto fare come avrei voluto lo avrei lasciato volentieri a casa. Really sad. Si è sicuramente chiuso in camera a guardare per l'ennesima volta i dvd con la selezione delle 'mejo scene' dei film di Thomas Milian, che cita a raffica; ormai conosco a memoria anche io il dialogo della coppia che desidera ordinare pasta e fagioli al ristorante cinese. Awful. Mi salva il morale della serata l'eterogeneità di questa umanità trincante. C'è una vecchia bacucca che agita in modo minaccioso la sua stampella per chiedere un'altra pinta. Spegne una sigaretta e ne accende un'altra; mi chiedo per quale ragione non lo faccia con la stessa cicca, prima di stroncarla con cattiveria nel portacenere. Le ragazze hanno tratti molto dolci, più di qualcuna veste in modo trasgressivo. Rigorosamente senza calze; non fatico a credere che questa temperatura passi qui per primaverile. Ma si capisce chiaramente che all'acqua o al vino preferiscono la birra. That's a pity. Quella coppia sta in piedi, al bancone, sicuramente da molto prima che entrassi. Entrambe i capelli grigi, ma con taglio decisamente giovanile. Parlano, con lunghe pause e con una tranquillità disarmante. Minigonna scottish style e stivali lei, giubbotto a frange l'orsacchiotto che le è a fianco. Saranno alla decima pinta ed insistono senza scomporsi. Sempre in piedi. Dei ragazzi mi vedono scrivere. Inquadrano il portatile, il blocchetto con gli appunti, la matita. “Are you a writer? A journalist?”, mi chiedono con gradevole, inattesa invadenza avvicinandosi al tavolo. “Something similar”, rispondo io per timore di deluderli. Mi danno consigli su dove andare a magiare -“cheap and rich courses, believe me”- e su cosa assolutamente visitare -praticamente pub e ristoranti-, non mi importa se la molla di questa loro affabilità è una generosità intrinseca o la semplice curiosità verso lo straniero dai capelli lunghi e neri. Osservano lo schizzo che ho tracciato esplorando senza mappa le strade del paese, ed afferrano la mia matita per firmarlo. “Peace And Love”, alla fine ci scrivono su. Nella coscienza collettiva non tutto è perduto.

16.03.2004

Accompagno il buzzurro at Sainsbury's, mi dice di aver bisogno di uno spazzolino da denti e di un adattatore per poter collegare alla rete inglese il cellulare, e per poter ricaricare il portatile. Il film di Thomas Milian iersera ne ha drasticamente abbattuto la carica della batteria, e credo debba ancora irrinunciabilmente rivederne un paio prima di posare nuovamente il piede sul suolo natio. “E' bello sentì parlà italiano 'aà sera”, asserisce come se vivesse in Burundi da trent'anni. E come se quello che ascolta fosse davvero italiano. Stamattina non riusciva a distinguere la parola 'white' da 'brown', e guardava con fare ebete per abitudine dissimulato (questa è la sua linea) la cameriera che gli stava chiedendo come desiderasse il pane tostato. Senza l'umiltà necessaria di ammettere pubblicamente di non aver capito un cazzo, come mi è purtroppo anche troppo spesso necessario fare per imboccare la porta del bagno anziché quella delle cucine nei ristoranti. “Te che 'tte sei pijato?”, mi chiede dopo una lunga pausa. “Quello scuro”, rispondo bastardamente senza specificare il soggetto, e senza aggiungere altro. “Va bene pure pe 'mme”, quasi si salva in calcio d'angolo. E dopo venti minuti dall'arrivo dei toast, prima che io li finisca insieme al burro ed alla marmellata, capisce per stanchezza -o per fame- che oggi l'english breakfast non arriva, che la colazione me la sto mangiando tutta io; ed inizia a sgranocchiare, sempre con apparente indifferenza.

Vorrei tanto capire quanto sforzo compia, in otto ore, per sembrare intelligente. Vorrei capire quanto riesca effettivamente a fissare di quello che si ha la fortuna di strappare da questo americano che sembra una via di mezzo tra Obelix e Umberto Smaila, che non sputa mai e che pronuncia “ràut” al posto della parola 'strada', “prènna” in vece di 'stampante'; e chissà quante altre cose dice, che a partire dalla quinta ora inizio progressivamente a far scivolare nell'oblio, concentrandomi sugli appunti e navigando tra milioni di pagine di documentazione elettronica.

Sainsbury è tutto sommato come Panorama (o meglio, viceversa), bisogna farsene una ragione. Quello che non trovo a Panorama è la Worchestersauce a 85 pence, il Marmite da spalmare sui Crumpets caldi imburrati -di cui sto facendo discreta scorta- e gli Hula Hoops, patatine delle quali lavo con birra scura il sapore salato nel presente, e quello dolceamaro il cui lieve retrogusto riaffiora dal passato. Aggancio una biondina con tanto di cartellino e camicia verde, e le spiego che al buzzurro con l'impermeabile che mi è a fianco occorre un adattatore per plug italiani. L'angelo spiega le ali e ci guida nell'affannosa ricerca, tra scaffali di salse improbabili e funzionali giochi di luce, finchè trova l'articolo e ce lo consegna. Sguardi interrogativi rivolti al buzzurro, che mostra con egiziana enigmaticità il profilo, le spalle strette nell'impermeabile. Il cranio rientrante a metà fronte; se solo Lombroso avesse potuto tenerlo per un istante in mano, quale conferma alle sue morfologiche teorie! Nessun cenno di interesse per l'articolo.

Dissimulo; sorrido, ringrazio e inserisco l'adattatore nel cestello, per riporlo nello scaffale un esatto istante successivo alla scomparsa della ragazza; mi pento solo dopo di aver commentato a voce forse troppo alta, guardandola allontanarsi, che nonostante gli evidenti disturbi comportamentali di cui è affetta la persona con cui sono costretto a condividere questi giorni, non tutto il tempo perso fosse stato completamente sprecato. “Me sa che 'tte stai messo male, t'attacchi proprio a tutto”, commenta con evidente saggezza il dottorando a Oxford. Ma mio caro; diciamo le cose come stanno. Con evidenza (non tua), il sottoscritto ha uno spettro cromatico che il Buon Dio -nell'ipotesi che esista- a te che sei un neoprimitivo ha certamente negato. Dove mi è parso di trovare grazia e dolcezza tu hai naturalmente visto il vuoto. Senza avere l'intelligenza di comprendere che i parametri di valutazione, in certi casi, sono estremamente soggettivi; se dovessi filtrare infatti i tuoi gusti -che ho avuto a più riprese il modo di saggiare- secondo i miei canoni prettamente estetici, sarei portato a pensare che la tua donna -che sempre a tuo dire si rispecchia in tali canoni- sia proprio un cesso (niente di personale, beninteso; nemmeno la conosco, si fa tanto per discettare). Ma non sarebbe comunque questa la ragione per cui non te la invidio, e non la invidio. Bastasse solo il fatto che alla fine di questa storia sei uscito dal negozio senza spazzolino, e ben mi sto rendendo conto di cosa significhi in questi giorni sopportare il tuo alito.

17.03.2004

Nottingham è un luogo come un altro. Robin Hood l'ho trovato finora soltanto sull'insegna di una agenzia immobiliare, la foresta di Sherwood su una brochure che pubblicizza un parco giochi per bambini. Da qualche parte c'è un castello, ma pare sia aperto solo durante gli orari di lavoro. A parte l'architettura -standard english style- risulta immediatamente evidente che qui non c'è molto da fare per ammazzare il tempo -se si esclude lo sbevazzare-. Quelli che si tengono più sobri investono il loro tempo libero modificando l'architettura delle proprie autovetture, nella misura che farebbe impallidire gli abitanti di un paese dalle mie parti, arcinoti per la 'fantasiosità' delle soluzioni escogitate. Ma in queste coordinate geografiche hanno soltanto da insegnare al prossimo in materia. Il cinquanta per cento delle macchine si annunciano da due 'roundabouts' di distanza, bassi poderosi che mettono a dura prova gli ammortizzatori. Luci verdi e blu elettrico illuminano ovunque; neon tubolari costeggiano il perimetro degli interni, ogni vettura sembra sbucata direttamente da una scena di Bladerunner. Quello che però non riesco assolutamente a spiegarmi è la ragione per la quale le stesse luci vengono montate anche nei pressi della coppa dell'olio, dando l'impressione al passaggio che la vettura libri su un cuscinetto fotonico. Magari il gadget ha una sua indiscussa utilità se al ritorno dal pub dovessero cascarti le chiavi di casa, e la tua posizione naturale fosse già a quattro zampe per altre, indipendenti ragioni.

18.03.2003

Il buzzurro adduce mal di schiena, e con mio immenso rammarico declina l'invito da parte dei trainers a trascorrere la serata in un ristorante di loro scelta. Per qualche ora non ascolterò l'abusata asserzione 'Parla come magni' ed altre disparate amenità perfettamente in linea con quella citata. Arriviamo al ristorante, cucina anglo-francese. Obelix mi racconta di quando era vegetariano, e batteva ogni giorno 30 miles delle strade della Florida con la sual bicicletta, e 20 con lo skateboard. Unbeliavable; adesso continua con tour gastronomici alla scoperta delle cantine e dell'olio all over the world, principalmente in California. That's different. Tracey è una ragazza esile, all'apparenza timida e riservata, ma sin dal primo giorno mi mette in allarme quel torace muscoloso che le fa da sfondo al visore del cellulare. Trova impronunciabile il mio nome, continua a chiamarmi 'Italian job'. “Does better”; la trovata le piace, è appena interessata al fatto -le spiego-, che 'William' potrebbe fare “as well”. Desisto, scopro che potrebbe essere pericoloso contraddirla; otto armi nel Royal Force Army traspaiono, eccome. Very dangerous. Ciò che invece le interessa è specificare fino alla nausea è 'Im not english, I'm not english'. E difatti è gallese; va bene, adesso lo so. Basta ripeterlo, please. Mentre sorbiamo l'aperitivo il megadirettore -sterlinamunito, patrocinante della serata-, memore di un discorso sul vino affrontato un paio di giorni fa, insiste affinchè la carta dei vini venga consegnata a me, ed affinchè io scelga per tutti un rosso e un bianco. Vini francesi, californiani, neozelandesi, cileni; trasecolo per un istante scoprendo che il costo del più economico rappresenta la diaria quotidiana che quei tirchioni che mi danno il pane (ma non il vino) mi forniscono come rimborso per il vitto. Scegliere male vuol dire del resto far brutta figura. Per il rosso mi tengo su un vino del Medoc, che a buona memoria è la patria del Bordeaux; come bianco mi faccio portare un profumatissimo Sauvignon australiano. Tutti contenti, specialmente il capoccione pagante (“Good job! Very good, very good!”). Very good, compà; facciamolo più spesso, io scelgo e tu paghi. But I'm afraid it won't last forever.

19.03.2004

Caricare ogni viaggio di un valore fortemente, simbolicamente iniziatico ti porta a scoprire quasi sempre che è un errore. Per la semplice ragione che ha la stessa potenziale valenza del quotidiano tragitto casa-ufficio. Ma spezzare fa bene, comunque. Del resto, ogni esperienza non può che lasciarti dentro il solco che le consenti di scavare. Piove.

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sabato, marzo 13, 2004

L'anno scorso, in questo giorno, il primo post.
Mai avrei pensato che il tumulto di un cuore ancora avesse potuto durare così a lungo.
Grazie, Uccelino; a te tutto il bene del mondo.
Pace.




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sabato, marzo 06, 2004

Non posso lavorarci sopra troppo, altrimenti perdo la fantasia.
In fondo li ho sempre chiamati appunti, schizzi sonori, 'drafts'. Destrutturazioni. Sono idee che prendono forma in frequenze anzichè in inchiostro; magari proprio in un sabato sera nel quale non hai voglia di incontrare gente. Mi godo la penombra della casa. Note soffuse mischiate a silenzi. Traccia. Riascolto. Cancello e ripeto. Sforzo di concentrazione che ha come obiettivo soltanto il ricordo dell'emozione di un passaggio.

Adesso è completa. Per ora.

WHITE DOVE.MP3 (1226K)


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martedì, marzo 02, 2004

WHITE DOVE.MP3 (1100K)
 

LYNYRD SKYNYRD, 1978

White dove sittin’ on a blackberry bush
Is there any questioning why
Tell me what heaven you’re bound for today
Feel just like I could cry
Feel just like I could cry

Little squirrel sitting on a flat, slanted rock
Wondering where the winter meal is coming from
Tired of fighting for it, gonna lay down my gun
Just know that my work is done

Little boy blue now come blow your horn
No more of the sheep is around
Said I’m tired of fighting, gonna lay down my gun
Just know that my work is done











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lunedì, febbraio 23, 2004

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mercoledì, febbraio 11, 2004

Atlantic City.mp3 (952K)

Atlantic City
Well they blew up the chicken man in Philly last night now they blew up his house too
Down on the boardwalk they're gettin' ready for a fight gonna see what them racket boys can do

Now there's trouble busin' in from outta state and the D.A. can't get no relief
Gonna be a rumble out on the promenade and the gamblin' commission's hangin' on by the skin of its teeth

CHORUS
Well now everything dies baby that's a fact
But maybe everything that dies someday comes back
Put your makeup on fix your hair up pretty
And meet me tonight in Atlantic City


Well I got a job and tried to put my money away
But I got debts that no honest man can pay
So I drew what I had from the Central Trust
And I bought us two tickets on that Coast City bus

CHORUS

Now our luck may have died and our love may be cold but with you forever I'll stay
We're goin' out where the sand's turnin' to gold so put on your stockin's baby 'cause the night's getting cold
And everything dies baby that's a fact
But maybe everything that dies someday comes back

Now I been lookin' for a job but it's hard to find
Down here it's just winners and losers and don't get caught on the wrong side of that line
Well I'm tired of comin' out on the losin' end
So honey last night I met this guy and I'm gonna do a little favor for him
Well I guess everything dies baby that's a fact
But maybe everything that dies someday comes back
Put your hair up nice and set up pretty
and meet me tonight in Atlantic City
Meet me tonight in Atlantic City
Meet me tonight in Atlantic City




































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lunedì, febbraio 02, 2004

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venerdì, gennaio 23, 2004

A Stefano,
al suo quarto di secolo mai superato
dovunque egli adesso sia

23 Gennaio 1999

La stanza è nel silenzio, il tempo immoto.
Io vago nel mio limbo d'ignavia e d'afasia
riverbera la luce delle Luna
ammanta il legno
costruisce nuovi spigoli
trasforma il mio rifugio
sono altrove.

Mi tieni compagnia stasera,
amico
presenza lieve nella solitudine
mi guardi e non mi parli, ma sorridi
di quei sorrisi complici e discreti
di chi non ti risponde
per non sprecar parole senza un senso,
di chi non ha l'angoscia d'insegnarti
e anche se soffre
non se ne fa un vanto.

Eccomi, amico.
Non mi hai mai lasciato.
Fai parte della notte che ho di dentro
di quella debolezza che può vincerci
siam fragili
fragili eppure lucidi,
coscienti.

Ci lega il senso d'inadeguatezza
provato nei confronti della vita
il correre, il cercare di capire
perdersi
abbandonarsi
ripartire
ciascuno a modo suo, però è lo stesso
lo stesso desiderio di assorbire.

Sì, l'esperienza altrui è una fresca fonte
da cui suggere vita ed emozioni
Se vivere è sentire allora ha un senso
aprirsi, e insieme accogliere
storie, volti, parole.

A te la vita non ha mai concesso
d'essere pago delle stesse cose
Ti ha reso del tuo tempo avido, e questo
ti ha fatto più frenetico
come se nei tuoi anni
dovessi a tutti dare
qualcosa, un segno, un gesto

Sei entrato con chiunque in comunione
saggi o sbandati, inetti o professori
rara capacità, che non posseggo
amato o odiato, senza vie di mezzo.

Ragazzo disperato
che pure in questo mondo variegato
hai avuto le tue tristi solitudini
ti sei privato delle tue abitudini
dei tuoi viaggi nebbiosi e colorati
per metterti alla prova
cercarti
tra tutti i cocci tuoi da ricomporre
figlio
fratello
amante e padre
e presentarti infine
al più duro dei tuoi esami
in contumacia;

due riccioli dorati
un dito che ti segue e ti sorride
ti chiama e ti saluta
speranza e fiore
oasi
in un deserto di dolore
angelo
che ti accompagna con la mano
per un tratto
nel tuo viaggio senza fine.


































































posted by ys71 00:28 | commenti (13)

venerdì, gennaio 09, 2004

A quanti di qui son passati, ed a quanti non ho avuto modo di rispondere.
A Silvia, Emanuele, Franca, Morena, Nino, Anna, Manu, Claudia, Luna, Renato, Daniela, Em_, Alice, Paolo, Grazia, Francesco e tutta l'allegra compagnia di scenditori, Odilia, Clide, Claudio, Patri, Chiara, Marco, Viviana (questi due li metto vicini con una punta di sadismo), Cristina. A tutti quelli di cui non conosco il nome. Ad Aglaja, al Caporale, ad Ellie, a Lux, al Duca, a Brixta, a Raganella, ad Alp, a quanti mi hanno lasciato una traccia del loro passaggio nell'anima. A chi viene, a chi va. A questo mondo strano, con una punta di ingenua commozione.

You've got a friend.mp3 (Carol King, 1070K)

When you're down and troubled, and you need a helping hand,
And nothing, whoh nothing is going right.
Close your eyes and think of me, and soon I will be there,
To brighten up even your darkest night.

You just call out my name, and you know wherever I am,
I'll come running, oh yeah babe, to see you again.
Winter, spring, summer or fall, all you got to do is call,
And I'll be there, yeah yeah yeah, you've got a friend.

If the sky above you should turn dark and full of clouds,
And that old north wind should begin to blow,
Keep your head together, and call my name out loud now,
Soon I'll be knocking at your door.

Now ain't it good to know that you've got a friend,
When people can be so cold.
They'll hurt you, yes and desert you,
And take your soul if you let them,
Oh, don't you let them.















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mercoledì, dicembre 24, 2003

BornToRun.mp3 (1100K)

Born To Run
In the day we sweat it out in the streets of a runaway American dream
At night we ride through mansions of glory in suicide machines
Sprung from cages out on highway 9,
Chrome wheeled, fuel injected
and steppin' out over the line
Baby this town rips the bones from your back
It's a death trap, it's a suicide rap
We gotta get out while we're young
'Cause tramps like us, baby we were born to run

Wendy let me in I wanna be your friend
I want to guard your dreams and visions
Just wrap your legs 'round these velvet rims
and strap your hands across my engines
Together we could break this trap
We'll run till we drop, baby we'll never go back
Will you walk with me out on the wire
'Cause baby I'm just a scared and lonely rider
But I gotta find out how it feels
I want to know if love is wild
girl I want to know if love is real

Beyond the Palace hemi-powered drones scream down the boulevard
The girls comb their hair in rearview mirrors
And the boys try to look so hard
The amusement park rises bold and stark
Kids are huddled on the beach in a mist
I wanna die with you Wendy on the streets tonight
In an everlasting kiss

The highway's jammed with broken heroes on a last chance power drive
Everybody's out on the run tonight
but there's no place left to hide
Together Wendy we'll live with the sadness
I'll love you with all the madness in my soul
Someday girl I don't know when
we're gonna get to that place
Where we really want to go
and we'll walk in the sun
But till then tramps like us
baby we were born to run

 











































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mercoledì, dicembre 17, 2003

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martedì, dicembre 09, 2003

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domenica, novembre 30, 2003

Don't Let Me Be Misunderstood.mp3 (821K)

(1964) Gloria Caldwell, Sol Marcus, Bennie Benjamin 
    
Baby you understand me now
If sometimes you see I'm mad
Doncha know that no one alive can always be an angel?
When everything goes wrong you see some bad

Well I'm just a soul whose intentions are good
Oh Lord, please don't let me be misunderstood

Ya know sometimes baby I'm so carefree
with a joy that's hard to hide
Then sometimes it seems again that all I have is worry
And then you burn to see my other side

But I'm just a soul whose intentions are good
Oh Lord, please don't let me be misunderstood

If I seem edgy
I want you to know
I never meant to take it out on you
Life has its problems
and I get more than my share
but that's me one thing I never mean to do

Cos I love you

Oh baby I'm just human
Don't you know I have faults like anyone?
Sometimes I find myself alone regretting
some little fooling thing some simple thing that I've done

I'm just a soul whose intentions are good
Oh Lord, please don't let me be misunderstood

I try so hard
So don't let me be misunderstood
 





















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mercoledì, novembre 26, 2003

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domenica, novembre 23, 2003

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giovedì, novembre 20, 2003

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